Nell'Antico Testamento Gerusalemme è il luogo in cui si vive la fraternità, che in genere non è tipica delle città: nella sacra Scrittura la città ha inizio con Caino, che è fratricida (cf. Gen 4,17). Il Salmo 133, uno dei salmi delle ascese (cf. Sal 120-134) - canti del pellegrinaggio a Gerusalemme -, annota come sia bello per i fratelli vivere insieme: è un canto in uso al termine del pellegrinaggio a Gerusalemme. Gerusalemme nella sacra Scrittura è la città alla quale si tende, città della pace; sul monte Sion - nome poetico di Gerusalemme che richiama la città di Davide, re ideale - si raduneranno tutti i popoli per un banchetto (cf. Is 25,6-13): allora non ci saranno più la morte nè il pianto. Il testo di Isaia è richiamato dall'Apocalisse (cf. Ap 21,1-4): i significati qui si arricchiscono, perché Gerusalemme è la Sposa dell'Agnello immolato e vittorioso che è Cristo Gesù, e si è invitati ad un banchetto - il banchetto eucaristico - che è anticipazione di quello futuro (cf. Ap 19,9).
Per gli ebrei, il Muro della preghiera - muro occidentale, noto come muro del pianto - rimanda al Tempio di Gerusalemme distrutto nel 70 d.C.; per i cristiani tanti sono i luoghi della memoria di Gesù a Gerusalemme, tra cui emerge la Basilica della Resurrezione o del Santo Sepolcro; per i musulmani vi è la spianata delle Moschee che richiama l'ascesa di Maometto al cielo e l'attesa del giudizio finale.
Gerusalemme, una città unica! Una città piena di contrasti, e sorprendente. Il suo nome richiama la pace, quella pace che uno dei salmi delle ascensioni raccomanda che si chieda nella preghiera: "Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi" (Sal 122,6-7).

