lunedì 15 giugno 2020

La casa del pane


«Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide» (Lc 2,3-4).
A Betlemme, il cui nome significa 'casa del pane', è collocata la nascita di Gesù. Betlemme è la città di origine di Davide (cf. 1 Sam 16,1-13), ed a lui viene promesso un discendente che sarà re per sempre (cf. 2 Sam 7,1-16): tanti testi biblici richiamano questa promessa che alimenta l'attesa del Messia-Re.
Giuseppe era della casa di Davide, per cui si reca a Betlemme per il censimento, proprio quando si stavano compiendo i giorni del parto (cf. Lc 2,6).
Betlemme richiama la storia di una antenata di Davide: Rut. Viene poi ricordata nella Scrittura in riferimento alle vicende di Davide.
Davide, divenuto re, non la fece capitale: scelse Gerusalemme.
Col tempo, la città perse d'importanza.
Dall'esilio babilonese tornarono centoventitré di Betlemme (cf. Est 2,21), e probabilmente si sistemarono nella zona oggi occupata dalla basilica.
Nella basilica di Betlemme vi è una grotta in cui si ricorda la nascita di Gesù. Questa grotta fa parte di un sistema di grotte, che erano adattate per essere abitazioni.
Il luogo era venerato dai primi cristiani, e fu profanato dall'imperatore Adriano (135 d.C.); così come fece a Gerusalemme per il luogo del memoriale della resurrezione, il santo sepolcro.
La profanazione, e cioè la costituzione nello stesso sito di un santuario pagano dedicato ad Adone, ne ha facilitato l'individuazione al tempo di Costantino. Infatti, in scritti del II e III secolo si legge dell'amarezza dei cristiani che vedevano quel luogo profanato: ciò ne mantiene la memoria.
Sulla spinta di sant'Elena si avviò la ricerca dei luoghi legati al vangelo, e riferisce Eusebio che si partì da tre grotte: a Betlemme, presso il Golgota (per il santo sepolcro) e sul monte degli Ulivi (un luogo degli insegnamenti ai discepoli). 
La basilica fu consacrata il 31 maggio 339. Di quella basilica si osservano tracce dei pavimenti.
Nel 529 Giustiniano fece abbattere la chiesa per farne una più grande: questa basilica è l'unica chiesa che si è salvata dalla distruzione occorsa nel 614, ad opera dei persiani; pare che ciò sia avvenuto per il fatto che nella facciata erano raffigurati i magi in abiti persiani.
Recenti restauri mostrano parte dei mosaici alle pareti, che da tempo erano in condizioni pessime.
Nella basilica sono stati incoronati i re crociati a partire da Baldovino (Natale del 1100). 
Oggi, la maggior parte della basilica è custodita dagli Ortodossi, un transetto laterale dagli Armeni. I Cattolici celebrano all'altare della mangiatoia. Ogni giorno i francescani guidano una processione, che parte dalla annessa chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, e con la quale si celebra il Natale. 
Il sistema delle grotte, che si trovano sotto la basilica, rimanda anche all'esperienza monastica guidata da san Girolamo. Di lui ricordiamo la traduzione in latino della Bibbia, traduzione detta Vulgata. Vi erano già altre traduzioni, ma erano state fatte dal testo greco (quindi, per quasi tutti i libri dell'Antico Testamento, da una prima traduzione dall'ebraico); quella di san Girolamo è una traduzione direttamente dall'ebraico, per quei testi di cui si conosceva un originale in ebraico.
Betlemme rimanda all'amore per la Parola, senza la quale - dice Girolamo - non vi è conoscenza di Cristo. Al tempo stesso è il luogo che ricorda la Parola che si fa carne (cf. Gv 1,14): la 'casa del pane' dona il Pane quello vero per la vita del mondo (cf. Gv 6,32-33).