Nel territorio dell'attuale Iran vi sono i resti archeologici di Susa.
sabato 16 ottobre 2021
La preghiera in terra d'esilio
sabato 29 maggio 2021
Beati nel dare
sabato 8 maggio 2021
Una sinagoga del I secolo d.C.
venerdì 7 maggio 2021
Al Giordano
lunedì 19 aprile 2021
Da Nazareth può venire qualcosa di buono?
sabato 17 aprile 2021
Memoria di Maria a Gerusalemme
La tradizione più antica colloca a Gerusalemme la morte di Maria, come ricorda il Patriarca di Gerusalemme san Sofronio (634-638). Dopo il 431, e quindi dopo la proclamazione al Concilio di Efeso del titolo di Maria Madre di Dio, sorge la tradizione che colloca le vicende di Maria ad Efeso.
La Dormitio di Maria, che nella tradizione occidentale - con una diversa prospettiva teologica - è detta Assunzione, è narrata da testi apocrifi. Presso gli Ortodossi vi è una grande venerazione della Dormitio, di cui sono segno le icone. Per i Cattolici viene definito il dogma dell'Assunzione di Maria da Pio XII (Munificentissimus Deus, 1 novembre 1950).
Sono diversi i testi apocrifi sul Transito di Maria. In uno dei testi, si narra che Tommaso non arrivò per tempo - come gli altri apostoli - attorno a Maria morente, ma ebbe la visione del corpo di Maria che saliva al cielo. Quando trovò gli altri in pianto, disse che il corpo non era lì dove dichiaravano di averlo sepolto. Pietro lo prese per incredulo, come lo era stato davanti all'annunzio della resurrezione (cf. Gv 20,25); a questo punto tolsero la pietra e non vi trovarono il corpo, secondo quanto aveva affermato Tommaso.
Dietro la tomba si ammira una bella icona di Maria.
giovedì 8 aprile 2021
Giuseppe Figlio di Davide
Matteo 1-2 presenta Giuseppe: i due capitoli sono indicati come 'vangelo dell'infanzia'; in realtà non vi è una narrazione dell'infanzia di Gesù, ma una lettura teologica del mistero di Gesù Messia, in cui ruolo speciale ha Giuseppe. Giuseppe è figlio di Giacobbe, e richiama un altro Giuseppe - anche questi figlio di Giacobbe -, e come questi ha rivelazioni in sogno (cf. Gen 37-50). Giuseppe è chiamato dall'angelo "Figlio di Davide", titolo che viene riservato a Gesù Messia (cf. Mt 15,22; 20,30-31; 21,9.15). Ma Giuseppe, della famiglia di Davide, quale padre legale di Gesù ha il compito di inserirlo in quella discendenza da cui si attende il Messia: gli darà il nome. Di Giuseppe si dice che è uomo giusto (cf. Mt 1,19): rispettoso della Legge, già la vive secondo quella 'giustizia maggiore' che rispecchia l'insegnamento di Gesù (cf. Mt 5,20); e davanti alla conoscenza della gravidanza di Maria, Giuseppe non pensa al ripudio (cf. Mt 5,27-28.31-32; 19,3-10). Giuseppe è chiamato a custodire Gesù e la madre, e riceve rivelazioni da Dio in sogno: ascolta quanto gli viene rivelato, perché Dio parla anche attraverso il sogno, che in qualche modo si correla alla profezia. Nel Vangelo di Matteo i sogni sono volti alla salvezza di Gesù, e nei primi capitoli anche della madre. In Matteo 1-2 vi sono cinque sogni, di cui uno è per i Magi, quattro per Giuseppe: Giuseppe e i Magi ascoltano e provvedono alla salvezza di Gesù. Non sarà la stessa cosa alla fine del Vangelo di Matteo, dove un altro sogno, della moglie di Pilato, non produrrà l'effetto sperato: quella parola non viene ascoltata. domenica 4 aprile 2021
In Galilea lo vedrete
In Matteo (cf. Mt 28,5-7) e Marco, si rimanda all'incontro con il Risorto in Galilea. Matteo dà un particolare risalto alla Galilea, luogo delle Genti: la predicazione di Gesù comincia proprio da questa area. «Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta» (Mt 4,12-16). L'annuncio non è solo per Israele, ma per tutti i popoli. Come Gesù comincia a predicare in Galilea, così faranno i discepoli in Matteo: sul monte in Galilea vengono inviati (cf. Mt 28,16-20).
Se da una parte, evidenziamo la valenza della Galilea in Matteo, dall'altra riprendiamo l'immagine del giovane in bianche vesti che si trova in Marco. Solo Marco, qualche pagina prima, parla di un giovane presente all'arresto di Gesù (cf. Mc 14,51-52). Dopo che tutti hanno abbandonato Gesù (cf. Mc 14,50), c’è un giovane che lo segue. Questi è il discepolo per eccellenza, colui che partecipa dell’esperienza del suo Signore e Maestro. Proprio un giovane, della cerchia più ristretta, è il discepolo che lo segue anche quando tutti lo hanno abbandonato, e partecipa pienamente della passione di Gesù. Certo, il momento è di grande smarrimento: fugge via nudo. Scrive Amos: «Il più coraggioso fra i prodi fuggirà nudo in quel giorno!» (Am 2,16). Il giovane ha il corpo ricoperto da un lenzuolo: il termine, sindone, ricorre poi per il telo che avvolgerà il corpo di Gesù. Viene afferrato: il verbo ricorre più volte per parlare dell’arresto di Gesù. Solo Marco al capitolo 16 torna a parlare di un giovane (neaniskos), e questi annuncia la resurrezione. Il giovane è in bianche vesti, non più ricoperto da un lenzuolo che rimanda al corpo mortale, a Gesù morto: ora è rivestito, dal Signore. La veste bianca richiama la resurrezione: è la veste di quelli che sono davanti al trono dell’Agnello (cf. Ap 7,9-17). Il giovane non ha nome, come il discepolo amato in Giovanni, quindi ciascuno si può ritrovare in questa figura: discepolo che ‘segue’ sempre e comunque il Maestro, che partecipa della sua passione e della sua gloria. È il testimone che annuncia, proprio perché è stato con lui. In questo giovane ciascuno è chiamato a vivere l’intimità con il Signore Gesù, e ad accogliere l’invito a ‘seguirlo sempre’ anche quando tutti lo abbandonano, a partecipare delle sue sofferenze e della sua gioia, e ad essere testimone del Vangelo.



