Bruno Bettelheim (28 agosto 1903, Vienna - 13 marzo 1990, Silver Spring, Maryland, USA), psicanalista di origini ebraiche, fu deportato nei campi di concentramento. Tra i suoi testi, Il prezzo della vita. La psicoanalisi e i campi di concentramento nazisti parte da considerazioni sulla società che si trova impreparata agli accadimenti delle guerre mondiali e della persecuzione nazista, e considera come da adolescente quello sconvolgimento lo coinvolse. Le sue osservazioni nel campo di concentramento, poi, gli fecero scoprire che vi sono persone che, anche in situazioni estreme e seppure nella vita ordinaria potevano sembrare di poco rilievo, attingono ad una forza particolare: questa non dipende da fattori esteriori, ma dai valori cui si è legati.
La generazione dei miei genitori allevò i propri figli in un'atmosfera ormai svanita, in un'Europa occidentale e centrale che desiderava credere in un progresso permanente, in una sicurezza materiale e in una felicità sempre maggiori. Quantunque contraddetto dai fatti, questo credo era accettato con salda fede soprattutto da coloro che formavano quella che oggi chiameremmo la parte superiore della classe media, la quale beneficiava più di ogni altra dei progressi compiuti nel tardo Ottocento e nei primi anni del Novecento. Essi si abbandonavano a queste comodi credenze, fondate sulla loro esperienza personale. Nel corso della loro vita erano stati testimoni di un continuo, anzi, di un crescente progresso sociale, economico e culturale [...] prima della prima guerra mondiale. [...]
La miseria degli anni di guerra e di quelli ad essa immediatamente successivi, in una Vienna improvvisamente non più imperiale, il crollo dell'ordine allora esistente [...] proprio nel momento in cui l'adolescente si rivoltava contro il mondo dei suoi genitori, tutto questo portava con sé problemi speciali e conduceva a soluzioni particolari. È duro rivoltarsi contro genitori il cui mondo sia improvvisamente caduto in pezzi. [...] Una tale defezione da parte dei genitori è tanto più acutamente sentita dall'adolescente in quanto lo priva della protezione che da loro gli viene, la quale sola può permettergli di ribellarsi impunemente contro il mondo che i genitori stessi rappresentano (Bruno Bettelheim, Il prezzo della vita. La psicoanalisi e i campi di concentramento nazisti, Torino 1976, 4-5).
Le osservazioni da me fatte [...] danno un'idea di quanto fossi colpito da personalità [...] indifferenti. Esse [...] mantennero intatta la struttura della propria personalità, rimasero attaccate ai propri valori nonostante le terribili difficoltà e stenti, e, come persone, furono appena sfiorate dalla esperienza del campo (ib., 18).
(per alcuni) Scoprire che ciò che un tempo aveva avuto tanta importanza per loro non aveva ormai alcun senso li abbattè profondamente; videro crollare la loro difesa e ben presto non divennero che l'ombra di ciò che erano stati (ib., 93).
