Quest'uomo sulla croce (E. Zolli)

Eugenio Zolli - ebreo, rabbino capo di Roma, 'arrivato' al cristianesimo - narra nella sua autobiografia come a casa di Stanislao, un suo compagno di scuola cristiano, vi fosse un crocifisso, che lo colpì e su cui si pose tante domande.

Questo crocefisso poi desta in me un senso di grande compassione; lo sento altrettanto innocente quanto dolente; egli agonizza... già; mi ricorda tanto il nostro vicino, il signor Aronne, a cui il mio babbo suggeriva lo Ascolta Israele ad alta voce, parola per parola, e che il signor Aronne ripeteva con una voce quasi impercettibile, con un sussurrare morente... Il signor Aronne soffriva di certe piaghe divenute cancrenose e così dovette morire. Il Signore Iddio lo liberò finalmente - così dicevano i miei parlando fra loro - dalle sofferenze; e va bene. Ma quest'uomo sulla croce non muore di malattia. È giovane. Reclina il capo; è così stanco... Sta per scendere su di lui un dolce sonno. Non urla di dolore... Non spasima... Non impreca... Non trovi sul suo viso alcuna espressione né di odio, né di rancore...Il ramoscello d'ulivo vicino al suo capo pare canti sommessamente un canto di pace... No, no, no Lui (Gesù da quest'uomo cominciò a essere per me un Lui, notate con una L maiuscola), non era cattivo. Non può essere stato cattivo. Forse era e forse non era - chi lo sa? - il Servo di Dio i cui canti abbiamo letto a scuola; forse Lui è e forse non è quel dolente di cui il maestro ci disse brevemente: «È il re Ezechia o il popolo d'Israele?». Io non so nulla, ma d'una cosa sono certo, ed è: Lui era buono, e allora... E allora, perché lo hanno crocefisso?... (E. Zolli, Prima dell'alba. Autobiografia autorizzata, Alba (Cuneo) 2004, 52-53).



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