Davanti al fianco squarciato di Cristo, l'evangelista rende testimonianza e sottolinea: «Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate» (Gv 19,35). Nella 1 Giovanni si legge ancora: «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena» (1 Gv 1,3-4). Un annuncio, una testimonianza per la gioia, e per una gioia condivisa.
La gioia, la beatitudine, la felicità non sottraggono, comunque, dalle difficoltà del tempo presente. Così notiamo già dal testo delle beatitudini (cf. Mt 5,1-12).Proprio al contesto delle persecuzioni rimanda la 1 Pietro, in cui si intrecciano gioia e afflizione, mentre la fede è messa alla prova: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime» (1 Pt 1,3-9).
La 1 Pietro ricorda che credere senza avere visto il Risorto è motivo di beatitudine, ed è proprio ciò che è detto dal Signore Gesù dopo la confessione di fede di Tommaso: «Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20,28-31).
La conclusione di Giovanni 20 torna al motivo della trasmissione della testimonianza negli scritti: un annunzio che è un dono grande per ciascuno, perché si possa accoglierlo nella fede. Andare alle Scritture, leggere, meditare, sostare sulle Scritture è una opportunità speciale. Mentre generalmente si vuole vedere, toccare con mano, come Tommaso, si scopre che è l'ascolto che dona la vista, la vista della fede. È quanto avviene ai due in viaggio verso Emmaus: quando la parola fa ardere il cuore, si aprono gli occhi (cf. Lc 24,31-32). Così nella raffigurazione di san Paolo alla Cappella Palatina, nei mosaici: al Battesimo è raffigurato con le pupille, mentre un raggio di luce lo raggiunge all'orecchio. Scrive papa Francesco, istituendo la Domenica della Parola: «abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi» (Aperuit illis 8).
La Scrittura fa risuonare tante beatitudini, oltre quelle che aprono il discorso sul monte (cf. Mt 5-7). Una beatitudine particolare la offre tutta la Scrittura, dando l'occasione, l'opportunità, tramite le sue pagine, di mettersi in ascolto della Parola. Per questo, in particolare gli evangelisti rendono testimonianza: perché si ascolti, si possa credere (cf. Rm 10,14-15), e si entri nella gioia piena. Il testo di Romani 10,14-15 ricorda il messaggero di lieti annunci: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: "Regna il tuo Dio"» (Is 52,7). L'immagine richiama i messaggeri che correvano a portare i grandi annunci, come quello della pace dopo tempi di guerra: si benedicono quei piedi che portano un 'lieto annuncio', un 'vangelo'. Le Scritture, allora, possono far esclamare quanto siano belli i cuori, le menti, le mani di coloro che hanno composto la testimonianza scritta su Gesù Signore. L'ascolto della Parola, l'accoglienza nella fede, il credere, è già vivere 'nello Spirito', in comunione col Padre e il Figlio. Tramite le sacre Scritture possiamo entrare in dialogo con il Signore che parla a noi oggi e, accogliendo la Parola, viviamo in comunione anche con i credenti di tutti i tempi.
Scrive Benedetto XVI: «Quanto più sapremo metterci a disposizione della divina Parola, tanto più potremo constatare che il mistero della Pentecoste è in atto anche oggi nella Chiesa di Dio. Lo Spirito del Signore continua ad effondere i suoi doni sulla Chiesa perché siamo condotti alla verità tutta intera, dischiudendo a noi il senso delle Scritture e rendendoci nel mondo annunciatori credibili della Parola di salvezza. […] noi riconosciamo ora di essere in comunione gli uni con gli altri, con chi ci ha preceduto nel segno della fede e con tutti coloro che, sparsi nel mondo, ascoltano la Parola, celebrano l’Eucaristia, vivono la testimonianza della carità. […] l’annuncio della Parola crea comunione e realizza la gioia. Si tratta di una gioia profonda che scaturisce dal cuore stesso della vita trinitaria e che si comunica a noi nel Figlio. Si tratta della gioia come dono ineffabile che il mondo non può dare. […] Secondo la Scrittura, la gioia è frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22), che ci permette di entrare nella Parola e di far sì che la divina Parola entri in noi portando frutti per la vita eterna. Annunciando la Parola di Dio nella forza dello Spirito Santo, desideriamo comunicare anche la fonte della vera gioia, non di una gioia superficiale ed effimera, ma di quella che scaturisce dalla consapevolezza che solo il Signore Gesù ha parole di vita eterna (cfr Gv 6,68)» (Verbum Domini 123).