domenica 4 aprile 2021

In Galilea lo vedrete

«Videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"» (Mc 16,5-7).

In Matteo (cf. Mt 28,5-7) e Marco, si rimanda all'incontro con il Risorto in Galilea. Matteo dà un particolare risalto alla Galilea, luogo delle Genti: la predicazione di Gesù comincia proprio da questa area. «Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta» (Mt 4,12-16). L'annuncio non è solo per Israele, ma per tutti i popoli. Come Gesù comincia a predicare in Galilea, così faranno i discepoli in Matteo: sul monte in Galilea vengono inviati (cf. Mt 28,16-20).

Se da una parte, evidenziamo la valenza della Galilea in Matteo, dall'altra riprendiamo l'immagine del giovane in bianche vesti che si trova in Marco. Solo Marco, qualche pagina prima, parla di un giovane presente all'arresto di Gesù (cf. Mc 14,51-52). Dopo che tutti hanno abbandonato Gesù (cf. Mc 14,50), c’è un giovane che lo segue. Questi è il discepolo per eccellenza, colui che partecipa dell’esperienza del suo Signore e Maestro. Proprio un giovane, della cerchia più ristretta, è il discepolo che lo segue anche quando tutti lo hanno abbandonato, e partecipa pienamente della passione di Gesù. Certo, il momento è di grande smarrimento: fugge via nudo. Scrive Amos: «Il più coraggioso fra i prodi fuggirà nudo in quel giorno!» (Am 2,16). Il giovane ha il corpo ricoperto da un lenzuolo: il termine, sindone, ricorre poi per il telo che avvolgerà il corpo di Gesù. Viene afferrato: il verbo ricorre più volte per parlare dell’arresto di Gesù. Solo Marco al capitolo 16 torna a parlare di un giovane (neaniskos), e questi annuncia la resurrezione. Il giovane è in bianche vesti, non più ricoperto da un lenzuolo che rimanda al corpo mortale, a Gesù morto: ora è rivestito, dal Signore. La veste bianca richiama la resurrezione: è la veste di quelli che sono davanti al trono dell’Agnello (cf. Ap 7,9-17). Il giovane non ha nome, come il discepolo amato in Giovanni, quindi ciascuno si può ritrovare in questa figura: discepolo che ‘segue’ sempre e comunque il Maestro, che partecipa della sua passione e della sua gloria. È il testimone che annuncia, proprio perché è stato con lui. In questo giovane ciascuno è chiamato a vivere l’intimità con il Signore Gesù, e ad accogliere l’invito a ‘seguirlo sempre’ anche quando tutti lo abbandonano, a partecipare delle sue sofferenze e della sua gioia, e ad essere testimone del Vangelo. 




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