Ma è proprio a Nazareth che ha inizio la vicenda centrale della storia della salvezza: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14).
A Nazareth ci rimanda Luca: «Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te"» (Lc 1,26-28).
A Nazareth è identificata la grotta dell'annunciazione tra le grotte-case abitate al tempo di Gesù; un piccolo centro, il cui perimetro è all'incirca quello oggi occupato da due chiese: la basilica dell'Annunciazione e la chiesa di San Giuseppe.
L'insediamento dei tempi di Gesù è stato rintracciato attraverso gli scavi guidati dall'archeologo francescano C.B. Bagatti. Si sono individuati resti di vari secoli: un mosaico del IV secolo; resti bizantini della metà del V secolo; parti della chiesa crociata (XII secolo). La chiesa francescana (1730) fu abbattuta per procedere con gli scavi, ed alla fine è stata edificata - preservando quanto emerso con gli scavi - l'attuale basilica (1955): la chiesa inferiore si raccoglie attorno alla grotta dell'annunciazione; la chiesa superiore rende lode a Maria, richiamando le immagini di Maria venerate nel mondo.
Nel piccolo museo annesso alla chiesa dell'Annunciazione si ammira la prima iscrizione dedicata a Maria: Χε Μαρια (Xe Maria), abbreviazione di Χαίρε Μαρία (Rallegrati Maria), da cui l'invocazione "Ave Maria". Questa iscrizione mostra come il culto verso Maria sia sorto prima del Concilio di Efeso (431), che diede grande impulso allo stesso.
A Nazareth ci si sofferma sulla figura di Maria: non ancora sposata, non aveva uno status sociale, e viveva in un posto marginale, una periferia. Come dirà Maria nel Magnificat, Dio capovolge le situazioni e innalza gli umili (cf. Lc 1,46-55): «tutte le generazioni mi chiameranno beata».
Proprio in riferimento alla 'piccolezza' di Nazaret, ed alla vita nascosta di Gesù, trascorsa lì per circa trent'anni, si pensa all'esperienza di Charles de Foucauld (15 settembre 1858 - 1 dicembre 1916): quello di Nazareth fu un tempo speciale del suo percorso spirituale, la cui memoria è custodita dalle Clarisse di Nazaret, in una piccola stanza-museo; i Piccoli Fratelli di Gesù custodiscono il luogo dove visse, e che precedentemente era sede delle Clarisse.
Il 5 gennaio 1964, Paolo VI - primo Papa pellegrino in Terra Santa - volle ricordare alcuni insegnamenti che vengono da Nazareth: il silenzio, il modo di vivere in famiglia e la lezione del lavoro. «In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore».

Nessun commento:
Posta un commento