sabato 29 maggio 2021

Beati nel dare

In Atti degli Apostoli, Paolo rivolge un discorso di addio, come un testamento spirituale, agli anziani di Efeso; questo discorso si trova all'interno della narrazione di Atti 20,15-38. Cosa era accaduto precedentemente? Paolo è stato ad Efeso circa tre anni, e di questa lunga sosta Atti riferisce in particolare due avvenimenti. Il primo è un successo di Paolo, il secondo lo costringe a lasciare la città. Il primo racconto riguarda gli esorcisti che cercano di agire usando il nome di Gesù, «quel Gesù che Paolo predica» (At 19,13): vengono messi a mal partito dai demoni e la città si ravvede dalle pratiche magiche (cf. At 19,11-20). Il secondo episodio riguarda gli orefici che tramano contro Paolo, perché il diffondersi di questa nuova dottrina finirebbe con il limitare i loro affari (cf. At 19,23-41). 
Dalle lettere di Paolo si intuisce che ad Efeso vi è stata una prigionia di Paolo durissima, su cui Atti non dice nulla (cf. 2 Cor 2,4): l'autore di Atti tace probabilmente per riguardo alla personalità di Paolo, per non mettere in rilievo una situazione particolarmente grave che lo ha riguardato. È da questa prigionia che si pensa sia stata scritta la Lettera ai Filippesi, lettera indirizzata alla comunità più cara a Paolo (cf. Fil 1,3-11; 4,10-20).
I fatti gravi verificatisi ad Efeso, compreso il complotto degli orefici, motivano il fatto che l'ultimo saluto di Paolo agli anziani della città si svolga a Mileto (cf. At 20,17). In questa sosta del viaggio verso Gerusalemme, Paolo manda a chiamare i responsabili della comunità di Efeso e annunzia che il suo è un saluto definitivo: non rivedranno più il suo volto (cf. At 20,25).
Proprio ad Efeso, Paolo matura l'idea di recarsi a Gerusalemme e poi a Roma per rendere la sua testimonianza a Cristo (cf. At 19,21). Il viaggio verso Gerusalemme, in particolare, lo mostra quale vero discepolo che si mette sulle orme del Maestro: nell'opera lucana Gerusalemme è la meta verso la quale Gesù si rivolge decisamente, nonostante sappia cosa dovrà affrontare lì (cf. Lc 9,51). Lo stesso fa Paolo: sa che lo attendono catene e tribolazioni, ma è deciso ad andare a Gerusalemme (cf. At 20,22-24; 21,8-14).
Nel suo discorso a Mileto, Paolo raccomanda agli anziani di Efeso di avere cura dell'annuncio, rivolto a tutti, come ha fatto lui stesso per tutto il tempo in cui è stato presso di loro (cf. At 20,18-21).
All'interno del discorso è trasmessa una beatitudine non riportata dai vangeli: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35).
Ad Efeso giunse Apollo, che poi ebbe un gran ruolo nella comunità di Corinto (cf. At 18,24-19,1).
Conosciamo una Lettera agli Efesini: in realtà, la prima redazione di questa lettera di Paolo fa pensare ad un altro indirizzo originario. Infatti, nella lettera, Paolo si rivolge ad una comunità che sembra non conoscerlo direttamente, e ad Efeso è stato per circa tre anni: Paolo scrive che pensa che abbiano sentito parlare del suo ministero (cf. Ef 3,1-4). Vi è da ricordare che le lettere di Paolo venivano copiate e trasmesse, tanto che presto furono patrimonio delle varie comunità cristiane (cf. 2 Pt 3,15-16); il testo che è entrato in uso è indirizzato agli Efesini.
Di Efeso si ammirano ancora oggi tracce imponenti della città. La foto ritrae i resti della  biblioteca di Celso, costruita tra il 110 e il 135 d.C. dal console Giulio Aquila in onore del padre Giulio Celso Polemeno governatore della provincia asiatica: è una delle testimonianze della grandiosità di Efeso che in epoca romana (II sec. a.C. – III sec. d.C.) fu la capitale della provincia d’Asia.



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