Betlemme è la città di Davide. Davide viene nominato nella genealogia che chiude il libro. Una genealogia che apre alla novità: il popolo non aveva un re, tutto sembrava perduto alla stessa Noemi che si è ritrovata 'vuota' (cf. Rut 1,20-21), ed ecco che da Booz, che sposa Rut la moabita, viene la discendenza attesa, desiderata. Il popolo avrà un re.
Rut emerge come colei che aderisce nella fede al Signore, e diviene parte del popolo. Le sue parole, rivolte a Noemi all'inizio del libro, sono paragonabili a quelle solenni proferite dal popolo di Israele quando si è impegnato a fare e ascoltare le parole dell'alleanza. Dice Rut a Noemi: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch'io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te» (Rut 1,16-17).
Rut è una straniera che aderisce alla fede di Israele. In lei vi sono tutti coloro che sono chiamati ad essere parte del popolo, anche se provenienti da diverse nazioni. Questa possibilità diviene una consapevolezza che matura durante l'esilio babilonese, come si percepisce in particolare dalla seconda parte di Isaia (cf. Is 40-55). Matteo cita da Isaia 42: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni» (Mt 12,18-21). Si tratta della più ampia citazione biblica di Matteo, e rimanda alla salvezza per le nazioni.
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