Di Gerusalemme scorgiamo la struttura del tempo e la localizzazione delle chiese, memoria di eventi narrati nei vangeli e in Atti. Intorno a Gerusalemme sono poste in evidenza varie località note, quali Betlemme e Gerico. Da questa mappa notiamo come sia indicata la Emmaus bizantina, Nicopolis. Interessante la raffigurazione del Giordano, con i pesci che non vanno verso il Mar Morto, lago ad alta densità salina, e sembrano risalire la corrente.
Tra le chiese di Gerusalemme di antica venerazione, si individuano quella del Santo Sepolcro e la chiesa sul Sion cristiano, luogo noto come Cenacolo, che ricorda - prima di tutto - l'evento di Pentecoste e la nascita della Chiesa. Questo luogo viene ricordato dal IV secolo come 'la piccola chiesa', o 'la chiesa superiore degli Apostoli' o 'Sion, madre di tutte le Chiese'.
In quello che generalmente è ricordato come Cenacolo, si assommano vari ricordi: vi si fa memoria dell'ultima cena e dell'istituzione dell'Eucaristia e del sacerdozio (cf. Mt 26,17-30 e parr.); si ricordano ancora la lavanda dei piedi e i discorsi di addio (cf. Gv 13-17), le apparizioni del Risorto ai discepoli (cf. Gv 20,19-29 e Lc 24,33-49); infine la Pentecoste con il primo annuncio e il sorgere della comunità credente in Gesù Signore (cf. At 2).
Luogo della nascita della Chiesa che presto, così annota Atti, cresce e si diffonde (cf. At 2,47; 4,4; 9,31; 12,24; 16,5; 19,20) per l'azione dello Spirito Santo, primo protagonista della storia, come l'autore dell'opera lucana fa notare.
Nel racconto di Atti, la Parola da Gerusalemme arriva a Roma, secondo quanto annunciato agli apostoli dal Risorto: «riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8).
In chiusura, gli Atti mostrano come questa azione prosegua nel tempo: non si è conclusa la corsa della Parola. Dice Paolo: «questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno!» (At 28,28). Si completa il racconto di Atti e si apre un tempo nuovo che arriva all'oggi: è sempre tempo di annuncio, perché sia possibile l'ascolto (cf. Rm 10,14-15).
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