giovedì 23 aprile 2020

La città di Gesù


Tutta la prima parte della predicazione di Gesù ruota attorno al lago di Tiberiade e ha come centro la città di Cafarnao, che è detta «la sua città» (Mt 9,1).
Solo nel Novecento si sono ritrovati i resti di Cafarnao, che comprendono la casa di Pietro e la sinagoga. La città non era grande: si estendeva per circa 500 metri lungo il lago.
Dalla città passava la via del mare ed, all’epoca di Erode Antipa, aveva una dogana ed una guarnigione alle dipendenze di un centurione. Gli abitanti erano poveri, se è dovuto intervenire il centurione per costruire per loro la sinagoga (cf. Lc 7,1-5). In effetti, i resti delle abitazioni mostrano che non avevano tetti in pietra, perché i muri a secco non potevano sostenerli; ciò è conforme alla narrazione della guarigione del paralitico in cui si narra che scoperchiarono il tetto per calare dall'alto l'ammalato e porlo davanti a Gesù (cf. Mc 2,1-12).
I resti della casa di Pietro mostrano che dalla metà del primo secolo era luogo di celebrazione per i cristiani: la sala centrale era stata modificata e i resti, quali quelli di lampade, ne mostrano l’uso liturgico. Ancora l’edificio fu modificato nel IV secolo e poi nel V secolo, in cui fu trasformato in una chiesa ottagonale.
A Cafarnao si osservano anche i resti della sinagoga, la cui base è dei tempi di Gesù.
Nel 746 un terremoto ha distrutto Cafarnao, che già aveva perso importanza.
I resti della città possono richiamare il detto di Gesù: «E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Poiché se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!» (Mt 11,23-24).
Nonostante ciò, le strade ancora osservabili tra i resti degli edifici, possono ricordare Gesù che vi si muove ed entra di sabato nella sinagoga, dove insegna con autorità e caccia uno spirito immondo (cf. Mc 1,21-28), e poi lo si può ‘accompagnare’ mentre si sposta nella casa di Pietro dove guarisce la suocera e la chiama al servizio-discepolato (cf. Mc 1,29-31); ed ancora eccolo all’opera mentre guarisce tutti gli ammalati che stanno davanti la porta della casa di Pietro (cf. Mc 1,32-34). A Cafarnao si è verificato, inoltre, l’incontro di Gesù con Levi-Matteo: Gesù lo chiama a seguirlo, e poi si ferma a pranzo da lui con pubblicani e peccatori (cf. Mc 2,13-17).
Cafarnao è anche il momento della crisi. Gesù rimproverò coloro lo cercavano ma non si ponevano domande sulla sua identità: erano solo interessati ai benefici che potevano ricevere. Il discorso segue la moltiplicazione dei pani in cui Gesù si presenta come il Pane che dà la vita eterna. Proprio allora Gesù constata l’abbandono di tanti e la definitiva maturazione del tradimento da parte di Giuda (cf. Gv 6). Anche in Marco, alla moltiplicazione dei pani segue l’incomprensione da parte dei discepoli (cf. Mc 6,52). Dopo la seconda moltiplicazione dei pani Gesù dice ai discepoli che hanno il cuore indurito: si preoccupano perché hanno con sé un solo pane, senza rendersi conto che hanno Lui, il Pane vero (cf. Mc 8,14-21; Gv 6,32-33).
A Cafarnao vi è anche una parola di conforto per i discepoli. I discepoli sono associati al Figlio unico, che non è tenuto a pagare la tassa per il Tempio, lui che è il Figlio del Signore del Tempio (cf. Mt 17,24-27). Inoltre, a Cafarnao, nel giorno dell'abbandono da parte delle folle, Pietro dice a Gesù: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69). In seguito, sempre presso il lago, Pietro è confermato nel suo ruolo per la comunità (cf. Gv 21,17); ma, intanto, è invitato a mantenersi discepolo: «Seguimi» (Gv 21,19).


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