Un sito molto particolare, a Gerusalemme, è quello che rimanda alla piscina di Betzata, presso la quale avviene la guarigione di un paralitico (cf. Gv 5,1-18). Questo luogo è stato ritrovato a metà del Novecento, grazie a dei lavori che sono stati avviati per mettere in sicurezza la chiesa dedicata a sant'Anna, in cui - per un'antica tradizione - si fa memoria della nascita di Maria.
Nel brano si parla di una piscina 'a cinque portici', e ciò faceva pensare ad un elemento simbolico più che reale. Invece, gli scavi hanno portato alla luce i resti di due vasche: oltre ai quattro portici ai lati, un quinto portico era tra le due vasche. I portici furono un arricchimento, un abbellimento, fatto dal re Erode. Le due vasche (di dimensioni diverse) in basso sono comunicanti, ed alimentate dalla sorgente del Cedron e da una sorgente sotterranea. Ciò fa comprendere perché ogni tanto l'acqua si agitasse, per un afflusso improvviso e imprevedibile di acque abbondanti: la tradizione popolare pensava ad un angelo che agitasse le acque. Qualcuno guariva per l'immersione in quelle acque, e al tempo di Adriano - che trasformerà la città di Gerusalemme cancellando e soppiantando i segni del culto ebraico e cristiano - vi sarà lì un santuario pagano: anche di ciò vi sono le tracce archeologiche. Sullo stesso luogo, in epoca bizantina vi fu una grande chiesa dedicata a Maria, distrutta nel 614 dai persiani. In epoca crociata fu edificata una piccola chiesa. Dei vari edifici vi sono le tracce archeologiche.
Questo luogo si trovava a pochi passi dall'area del Tempio, luogo della presenza di Dio e del culto. Qui invece vi è un luogo di credenze popolari, di ricerca di guarigioni 'altre', di superstizioni.
Il brano di Giovanni dice che c'era una moltitudine di gente: una folla di infermi quindi si rivolgeva a questo luogo per una guarigione. Gesù proprio qui incontrerà quest'uomo di cui si dice che era malato da ben 38 anni: in pratica quasi tutta la vita. È Gesù che si interessa, e si offre di aiutarlo, dopo avergli chiesto: «Vuoi guarire?».
Gesù non dà la guarigione tramite quell'acqua, ma tramite un suo comando: non l'acqua, ma la parola di Gesù che opera secondo la volontà del Padre che vuole che tutti siano salvati, che tutti siano guariti, che tutti siano perdonati.
L’uomo non sa chi sia colui che lo ha guarito. Lo incontrerà di nuovo nel Tempio: qui Gesù lo invita a non peccare perché, al di là della salute fisica, vi è la salute-salvezza che Dio prepara. Il Padre opera per la salvezza e opera sempre. Gesù lo dice poco dopo, nel corso di una contestazione che sorge sull'osservanza del riposo del sabato: il Padre opera sempre e anche il Figlio. Gesù sta rivelando la volontà del Padre di salvare, di perdonare. Quella guarigione è segno di ciò: il Figlio vede il Padre che opera sempre, e opera per la salvezza, e interviene nello stesso modo.
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