sabato 2 maggio 2020

Maria di Magdala

Dal quarto secolo, Maria di Magdala fu identificata con la donna peccatrice di Luca 7,36-50. Ciò avvenne, probabilmente, perché viene nominata subito dopo quell'episodio (cf. Lc 8,2). In realtà, nel Vangelo di Luca si tratta di due personaggi distinti, e nulla dagli altri vangeli porta a richiamare la peccatrice. Maria di Magdala è una discepola (cf. Lc 8,2-3); era parte di quel gruppo di donne che seguivano e servivano Gesù (cf. Mc 15,40-41 e Mt 27,55-56). I verbi usati, parlando delle donne al seguito di Gesù, connotano i discepoli. Le donne avranno anche il ruolo di testimoni della morte, sepoltura e resurrezione di Gesù (cf. Mt 27,55-56.61; 28,1,-10; Mc 15,40-41.47; Mc 16,1-11; Lc 23,49.55-56; Lc 24,1-11). Alla fine del Vangelo di Giovanni, Maria di Magdala è posta in evidenza come la prima portatrice del Vangelo, tipo, immagine, della Chiesa che evangelizza (cf. Gv 20,1-18).
Muovendosi da Nazareth, facendo il percorso in uso prima che vi fossero le attuali strade, si arriva a Magdala - nella pianura di Ginnosar - sulla riva del lago di Tiberiade, il mare di Galilea; alla fine si passa sotto la rocca di Arbel, su cui vi sono le tracce di un villaggio del II secolo a.C.: Arbel ricorda le vicende dei Maccabei, la guerra di Erode il Grande contro Antigono per dominare il territorio, e la rivolta giudaica. Ad Arbel vi fu una presenza giudaica almeno fino all'VIII secolo.
Magdala era una ricca città col porto. Gli scavi archeologici - che testimoniano la bellezza della città - hanno messo in evidenza una sinagoga. In particolare, la Pietra di Magdala, un basamento di marmo del 66 d.C., riporta l'immagine della Menorah del tempio di Gerusalemme: testimonianza importante, perché precede la distruzione del tempio del 70 d.C.






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