Non lontana da Nazareth vi è Sefforis, capitale della Galilea prima della fondazione di Tiberiade (17-20 d.C.). A 115 metri sopra la valle di Bet Netofah, permette uno sguardo sul paesaggio circostante: il nome (Sefforis o Zippori) ricorda questa postazione sopraelevata, perché posata su una cima come un uccello, tsippori.
La città tenne testa a Tolomeo VIII d'Egitto, poiché fortificata già dal 100 a.C.; fu, poi, sede del consiglio che governava la Galilea (57-55 a.C.). Erode il Grande la conquistò durante una tempesta di neve (38 a.C.), e vi ammassò armi. La città si ribellò a Varo, legato di Siria, il quale diede alle fiamme la città e fece schiavi gli abitanti. Nel 3 a.C. Erode il Grande decise di ricostruire la città. Dopo la fondazione di Tiberiade, la città passò in secondo piano. Nerone (54-68) la donò ad Agrippa II (53-100), e si chiamò Eirenopolis Neronias, città della pace di Nerone (nome presente nelle monete del 67-68). Con Adriano (117-139) si chiamò Diocesarea.
Sefforis fu sede di rilievo per l'ebraismo: vi abitarono grandi maestri ebrei, tra cui Judah ha-Nasi che completò la Mishnah (commento legislativo della Torah).
Dal IV secolo vi è una presenza cristiana. Qui si è sviluppata una tradizione legata a sant'Anna: nel medioevo si riteneva che qui fossero nate Maria e la madre Anna.
Il sito - inserito in un parco archeologico - è ricchissimo: la cittadella (edificio posto in alto), il teatro (parte con tracce del I secolo, poi risistemato nel III-IV secolo), il palazzo con mosaici (tra cui un noto volto di donna), resti della basilica, delle strade e di numerose case con pavimenti mosaicati (anche di stile nilotico), la sinagoga con un pavimento in mosaico con raffigurazioni.
La vicinanza della città con Nazareth fa ipotizzare la presenza in questa città di Giuseppe, per il suo lavoro di artigiano, e di Gesù che probabilmente lo accompagnava.
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